domenica 2 gennaio 2011

La fede non si può mettere tra parentesi, il dialogo tra le religioni non è possibile

Il dialogo interreligioso in senso stretto non è possibile, è invece praticabile il dialogo fra culture che sottendono una decise religiosa di fondo. In quest’ambito anche «una mutua correzione e un arricchimento vicendevole sono possibili e necessari». È quanto scrive Benedetto XVI nella lettera inviata al filosofo Marcello Pera, già presidente del Senato ed esponente politico del centrodestra, in occasione del libro di Pera dal titolo: «Perchè dobbiamo dirci cristiani».
La lettera del Pontefice è all’interno del volume. Nel testo il Papa sembra ribadire con chiarezza i termini entro il i quali può svolgersi un dialogo fra religioni differenti, su un piano che esclude la teologia e le rispettive fedi, e che si può svolgere su un piano strettamente culturale.
Una impostazione, questa, che Ratzinger aveva già manifestato negli anni passati e anche quando era cardinale non esprimendo un particolare favore alle iniziative interreligiose promosse ad Assisi sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, criticando l’idea della preghiera in comune.
Tuttavia nel corso dell’ultimo anno il Papa ha dato vita ad un inteso dialogo con il mondo musulmano e nel testo della lettera sembra chiarire in termini definitivi i limiti e le possibilità di questo confronto. Resta aperta in ogni caso la questione se tale impostazione valga ad esempio anche per l’ebraismo.
Il Papa inoltre stabilisce un legame fortissimo fra liberalisimo e cristianesimo e rifiuta al contempo l’idea di un’Europa cosmopolita riaffermando l’identità cristiana del vecchio continente.

"Di importanza fondamentale -scrive il Papa rivolgendosi a Pera- è la sua analisi di ciò che possono essere l’Europa e una Costituzione europea in cui l’Europa non si trasformi in una realtà cosmopolita, ma trovi a partire dal suo fondamento, cristiano-liberale, la sua propria identità». «Particolarmente significativa -prosegue Ratzigner- è per me anche la sua analisi dei concetti di dialogo interreligioso e interculturale. Ella spiega con grande chiarezza che un dialogo interreligioso nel senso stretto della parola non è possibile, mentre urge tanto più il dialogo interculturale che approfondisce le conseguenze culturali della decisione religiosa di fondo». «Qui -osserva il Papa- il dialogo e una mutua correzione e un arricchimento vicendevole sono possibili e necessari. Del contributo circa il significato di tutto questo per la crisi contemporanea dell’etica trovo importante ciò che Ella dice sulla parabola dell’etica liberale. Ella mostra che il liberalismo, senza cessare di essere liberalismo ma, al contrario, per essere fedele a se stesso, può collegarsi con una dottrina del bene, in particolare quella cristiana che gli è congenere, offrendo così veramente un contributo al superamento della crisi».


Benedetto XVI e mMarcello Pera
Entrambi decani dell’attività accademica, Joseph Ratzinger e Marcello Pera si conoscono da diversi anni, da quando erano rispettivamente prefetto dell’ex Sant’Uffizio e seconda carica dello Stato. Insieme, nel 2004, hanno scritto «Senza radici» (edizioni Mondadori) per mettere in guardia da un’Europa «affetta dal morbo del relativismo», da un Occidente che non si ama, «prigioniero in quella gabbia di insincerità e ipocrisia che è il linguaggio politicamente corretto».
E’ stata la comune preoccupazione per la condizione morale e storica di un «grande continente senza radici» ad avvicinare un filosofo laico e il teologo custode dell’ortodossia cattolica all’indomani della firma del Trattato costituzionale dove, dopo lunghe discussioni, non è stato inserito il riferimento specifico alle comuni radici giudaico-cristiane chiesto da Giovanni Paolo II. 
 
Le tesi contenute nel saggio di Pera e così calorosamente approvate dal Pontefice si fondano sulla convinzione che non si possa godere della libertà rifiutando la tradizione cristiana, cioè l’insieme di valori che garantisce maggiormente i diritti della persona. Né si può pensare di unificare l’Europa rimuovendo le radici cristiane perché è proprio lì che si trova la nostra identità. Quindi, è impossibile arrestare la deriva bioetica che si allarga nel mondo senza tenere conto del cristianesimo.