L'Unità d'Italia ci è stata imposta, e questo ormai è un fatto storico ed assodato.Difficile oggi pensare ad una indipendenza reale che sarebbe come se scappasse il derubato e non il ladro.Adesso dobbiamo pretendere che si faccia un Italia giusta ed equa. La coscienza meridionale deve abbandonare l'accento 'meridionalista' ed entrare nell'agone politico e amministrativo a pieno titolo liberandosi dei faldoni che ci ha lasciato l'Unità ed i Savoia. Faldoni di tipo burocratico ed impoverimento progressivo.Inutile soffermarci agli esempi soprattutto del dopoguerra. E' evidente che come hanno fatto i Savoia con i massoni della marina borbonica, così gli americani hanno approfittato dell'indipendentismo per praticamente entrare in Europa nella seconda guerra mondiale.In ambedue i casi la Sicilia è stata terra di transito e di conquista, usata come una baldracca manco pagata.Stabilizzatasi la Repubblica con la Carta Costituzionale , un altro assalto è stato perpetrato al Sud, quello della speculazione economica ed umana. Col meccanismo clientelare si sono spente le coscienze, si sono comprati gli spiriti liberi e si sono disattese le aspettative dei meridionali. E non solo. Si è dissolta l'economia delle regioni del Sud.
Tutto è demandato a personaggi affascinanti , a masanielli inconcludenti che hanno solo la prerogativa del lamento, magari quello che veniva acquistato durante i funerali.
La Storia talvolta , però, può giocare brutti scherzi. Non sempre può essere prevedibile.
Se le coscienze meridionali e non parlo di pensieranti, ma di popolo, di famiglie, di piccoli imprenditori, di scuola, di Università,di artigiani producono politici non assoggettati, si può fare l'Italia. Quella in cui noi esistiamo a pieno titolo.
Fin quando saremo ghettizzati in piccoli gruppi più o meno numerosi che se la cantano e se la suonano, al resto della penisola va benissimo. Nè possiamo credere ad autonomie fittizie che si prestano al gioco di veleni interni ai poteri romani, e che pensano solo ad occupare poltrone.
Rimanere con i piedi a terra, vigilare cinicamente sulla politica e sull'economia, produrre ricchezza questa è coscienza meridionale.
Conservare e preservare la nostra storia fatta di continue occupazioni diventa folklore se non si misura e si esprime con vera azione politica , con armi moderne.
lunedì 25 gennaio 2010
mercoledì 20 gennaio 2010
Mancanza di fondi o mancanza di progetti? di Filippo Clementi
http://www.facebook.com/note.php?note_id=261456668895&id=1836216660&ref=mf
Vorrei rivolgere una richiesta a tutti i giornalisti messinesi presenti su FB: perchè non fare una bella inchiesta su tutti i bandi di finanziamenti europei e statali ai quali Messina non ha partecipato? Es.
1) Bando per la costruzione di Asili Nido (Messina, 250mila abitanti ne ha solo 2!), BANDO SCADUTO, PROGETTI COMUNE DI MESSINA ZERO.
2) Parcheggi, cd. Legge Tognoli. I soldi aspettano da decenni di essere spesi, ma un progetto serio per costruire parcheggi multipiano e mitigare la cronica carenza messinese non ha ancora visto la luce. TRA POCO SI PERDERANNO I FINANZIAMENTI
3) Aree di sviluppo artigianali, i bandi finanziavano nuove strutture, capannoni etc. e le relative opere di urbanizzazione ed avrebbero permesso di eliminare dal centro storico attività non compatibili con la destinazione residenziale dei luoghi, leggi meccanici, lattonieri e via discorrendo BANDO SCADUTO, PROGETTI DEL COMUNE DI MESSINA ZERO
4) Zone franche urbane: avrebbero permesso di delimitare settori della città da defiscalizare per aiutare la creazione di micro e piccole imprese ricandenti in quel territorio. Catania, Gela ed altre città siciliane hanno aderito (vedi il link http://www.dps.tesoro.it/zone_franche_urbane/ZFU_cosa_sono.asp) MESSINA NO!
L'elenco potrebbe allungarsi e sono tutte cose di cui la città è carente e per la quale alle specifiche richieste si risponde che la colpa è della mancanza di fondi. Adesso ci sono i finanziamenti per dotare gli edifici pubblici di impianti fotovoltaici (quanto spende in energia elettrica il Comune di Messina ogni anno?). Ma i progetti non li fai mai nessuno e i soldi vanno a finire nelle casse degli altri comuni siciliani.
Come si fa a gridare allo scandalo quando i fondi vengono spartiti nelle altre provincie siciliane, se da Messina non parte mai lo straccio di un progetto? Perchè non è stato fatto un progetto usando i POR per riqualificare il Tirone invece di partorire la STU? e perchè non viene pensata una STU per Maregrosso, dove i privati potrebbero avere il loro tornaconto senza intaccare zone a rischio idrogeologico, per di più di notevole interesse storico e la città il servizio di vedersi restituito un affaccio a mare degno di questo nome, invece del PIAU che serve solo a costruire una strada di collegamento tra i traghetti Franza e l'Autostrada?
sabato 16 gennaio 2010
Perchè i cittadini di serie B devono donare per Haiti
Sono moltissimi i messinesi che guardano con sufficienza la mobilitazione internazionale per Haiti. Diciamolo sinceramente soprattutto quella italiana.
Una mobilitazione che per i fatti di casa propria non si è vista , anzi è stata contrastata con accuse della serie : ve lo siete voluto voi. Si sono anche accodati alcuni messinesi stessi a queste tesi.
Perchè? Semplice, schiavi dell'antimeridionalismo e soprattutto della 'verità mediatica'.
Una delle 'fortune' (si fa per dire) dell'Aquila è stato Bruno Vespa che ha dedicato decine di Porta a Porta sul tema ed ha mobilitato il 'sistema mediatico e buonista', con tanto di canzone dedicata che gli stessi messinesi hanno nelle suonerie del telefonino.
Cosa vuoi che siano alcune decine di morti a Messina? Chi tutela la nostra immagine? Chi ci aiuta?
La notizia non interessa, non è supportata, non ha sponsor quindi meglio togliere anche il numero per gli aiuti!
In sostanza il dramma fa notizia, veicola informazioni, fa business. Haiti , da sempre abbandonata a se stessa, diventa luogo per poter rubare l'immagine ad effetto. Anche nella tragedia i poveri abitanti sono solo oggetto di interesse perverso della legge dello spettacolo. Ed in questo i colossi dell'informazione sono seri professionisti. Ecco che si mobilità anche la solidarietà economica.
Dove andranno a finire i soldi per Haiti non ha importanza per nessuno. Non credo che Giletti ne farà un'Arena. Anche lui vittima dello spettacolo.
Tutto questo noi messinesi lo sappiamo. Non siamo buonisti, ma abbiamo l'esperienza , come tutti i siciliani, della sofferenza, che noi sopportiamo più degli altri e quindi capiamo bene quella degli altri, anche se stanno dall'altra parte del pianeta, anche se hanno un colore diverso della pelle, anche se sono governati da regimi fantasma.
Doniamo perchè la sofferenza ha fatto diventare il nostro cuore più grande di quello dei furbi.
Una mobilitazione che per i fatti di casa propria non si è vista , anzi è stata contrastata con accuse della serie : ve lo siete voluto voi. Si sono anche accodati alcuni messinesi stessi a queste tesi.
Perchè? Semplice, schiavi dell'antimeridionalismo e soprattutto della 'verità mediatica'.
Una delle 'fortune' (si fa per dire) dell'Aquila è stato Bruno Vespa che ha dedicato decine di Porta a Porta sul tema ed ha mobilitato il 'sistema mediatico e buonista', con tanto di canzone dedicata che gli stessi messinesi hanno nelle suonerie del telefonino.
Cosa vuoi che siano alcune decine di morti a Messina? Chi tutela la nostra immagine? Chi ci aiuta?
La notizia non interessa, non è supportata, non ha sponsor quindi meglio togliere anche il numero per gli aiuti!
In sostanza il dramma fa notizia, veicola informazioni, fa business. Haiti , da sempre abbandonata a se stessa, diventa luogo per poter rubare l'immagine ad effetto. Anche nella tragedia i poveri abitanti sono solo oggetto di interesse perverso della legge dello spettacolo. Ed in questo i colossi dell'informazione sono seri professionisti. Ecco che si mobilità anche la solidarietà economica.
Dove andranno a finire i soldi per Haiti non ha importanza per nessuno. Non credo che Giletti ne farà un'Arena. Anche lui vittima dello spettacolo.
Tutto questo noi messinesi lo sappiamo. Non siamo buonisti, ma abbiamo l'esperienza , come tutti i siciliani, della sofferenza, che noi sopportiamo più degli altri e quindi capiamo bene quella degli altri, anche se stanno dall'altra parte del pianeta, anche se hanno un colore diverso della pelle, anche se sono governati da regimi fantasma.
Doniamo perchè la sofferenza ha fatto diventare il nostro cuore più grande di quello dei furbi.
martedì 12 gennaio 2010
I fatti di Rosarno, riflettiamoci
Gli immigrati invadono il Mezzogiorno perché accettano di fare lavori che i giovani disoccupati rifiutano. Ma la cultura del lamento è una piaga. I ragazzi si aspettano sempre un aiuto dallo Stato. E, se non c’è, dalla criminalità.
http://www.ilgiornale.it/interni/quel_sud_messo_ginocchio_vizio_non_voler_faticare/09-01-2010/articolo-id=412332-page=1-comments=1
http://www.ilgiornale.it/interni/quel_sud_messo_ginocchio_vizio_non_voler_faticare/09-01-2010/articolo-id=412332-page=1-comments=1
sabato 9 gennaio 2010
L'indifferenza è complicità
"Vi sono momenti nella vita in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo.Un dovere civile,una sfida morale,un imperativo categorico e al quale non ci si può sottrarre."
Oriana Fallaci
Oriana Fallaci
La befana dell'Epifania e quella di Halloween
E’ una delle massime feste religiose Cristiane e rappresenta tradizionalmente l’adorazione da parte dei Magi: probabilmente sacerdoti zoroastriani, che secondo il Vangelo di Matteo giunsero da Oriente a Gerusalemme esattamente 12 giorni dopo la nascita di Gesù, il 6 gennaio. Nel mondo ortodosso, alcuni usano il termine Epifania per indicare la festa (chiamata anche Teofania) nella quale viene celebrato il battesimo di Gesù.
In questo contesto Befana è una contrazione del termine Epifania.
Befana è anche nell'accezione moderna sinonimo di strega, di una brutta vecchia che con la scopa vola per aria e porta carbone o regali nella calza di lana appositamente messa appesa al caminetto dai bambini.
Sacro e profano si confondono. Come succede la notte di Halloween. Tale data , il 31 ottobre, avrebbe origine celtica. I Celti infatti la consideravano come Samhain, cioè la fine dell'estate e l'inizio del nuovo anno. In questa occasione nel loro rito pagano si parlava con i morti addirittura lasciando del cibo davanti casa. Tale tradizione si andò trasformando, nonostante Papa Bonifacio IV cristianizzò tale rito con la celebrazione il 1° novembre della festa d’ognissanti e il 2 novembre con la commemorazione dei defunti, e divenne All Hallows Eve (vigilia di tutti i santi).
Sul richiamo a forze del male in questa occasione non ci sono dubbi ed è bene che il cattolico soprattutto se genitore riesca ad evitare le partecipazioni anche carnascialesche a quest'ultimo evento.
Nonostante, more solito, il giro d'affari di Halloween sia solo in Italia attorno a 400 milioni l'anno e quindi è magico per il business che ne deriva, non mi piacciono le zucche , nè le befane, per convinzione religiosa e perchè son proprio brutte!
In questo contesto Befana è una contrazione del termine Epifania.
Befana è anche nell'accezione moderna sinonimo di strega, di una brutta vecchia che con la scopa vola per aria e porta carbone o regali nella calza di lana appositamente messa appesa al caminetto dai bambini.
Sacro e profano si confondono. Come succede la notte di Halloween. Tale data , il 31 ottobre, avrebbe origine celtica. I Celti infatti la consideravano come Samhain, cioè la fine dell'estate e l'inizio del nuovo anno. In questa occasione nel loro rito pagano si parlava con i morti addirittura lasciando del cibo davanti casa. Tale tradizione si andò trasformando, nonostante Papa Bonifacio IV cristianizzò tale rito con la celebrazione il 1° novembre della festa d’ognissanti e il 2 novembre con la commemorazione dei defunti, e divenne All Hallows Eve (vigilia di tutti i santi).
Sul richiamo a forze del male in questa occasione non ci sono dubbi ed è bene che il cattolico soprattutto se genitore riesca ad evitare le partecipazioni anche carnascialesche a quest'ultimo evento.
Nonostante, more solito, il giro d'affari di Halloween sia solo in Italia attorno a 400 milioni l'anno e quindi è magico per il business che ne deriva, non mi piacciono le zucche , nè le befane, per convinzione religiosa e perchè son proprio brutte!
Acca Larentia: ..e la polizia non stette a guardare
Ricordare Acca Larentia, o meglio le tante stragi, omicidi e le vittime di una ideologia, significa ricordare le fondamenta sulle quali oggi è stato possibile a molti di occupare posizioni di rilievo politico. Ove quest'ultimi non ricordassero o addirittura non sapessero.
Significa anche mantenere vivo il rispetto, l'unità e le convinzioni a vario titolo oggi esprimibili di un mondo che comunque è l'unico che continua, nonostante tutto, a promuovere idee ed ad adeguarsi alle culture moderne, mantenendo sempre un unico denominatore. Per altri, restano solo le violenze e le sporche coscienze di chi su tutto questo ci ha fatto fortune politiche, di potere o peggio ci ha marciato per captare benevolenze di oltreoceano o di oltrecortina. A questi ultimi , più di tutti gli altri, va il disgusto della storia.
7 gennaio 1978 ore 18.20. Cinque giovani militanti di destra appena usciti dalla sede del Movimento Sociale Italiano di via Acca Larenzia, nel popolare quartiere Tuscolano di Roma, per un volantinaggio inerente ad un concerto del gruppo di musica alternativa di destra Gli Amici del Vento, furono investiti dai colpi di diverse armi automatiche sparati da un gruppo di fuoco di 5 o 6 persone.
Uno di loro, Franco Bigonzetti, ventenne iscritto al primo anno di medicina e chirurgia, fu ucciso sul colpo. Vincenzo Segneri, seppur ferito ad un braccio, riuscì a rientrare nella sede del partito, dotata di porta blindata, assieme ad altri due: Maurizio Lupini e Giuseppe D'Audino, rimasti illesi.
L'ultimo del gruppo, Francesco Ciavatta, liceale diciottenne, pur essendo ferito, tentò di fuggire attraversando la scalinata situata al lato dell'ingresso della sezione ma, seguito dagli aggressori, fu colpito nuovamente alla schiena; morì in ambulanza durante il trasporto in ospedale.
Non finisce qui. Subito si raccolsero centinaia di persone davanti la sede missina ed anche giornalisti. Uno di questi gettò il mozzicone di sigaretta sul sangue di una delle vittime rappreso sull'asfalto, scatenando le ire degli altri giovani.
Per far fronte al tafferuglio creatosi, il Capitano dei Carabinieri Edoardo Sivori sparò ad altezza d'uomo, centrando in piena fronte il diciannovenne Stefano Recchioni, militante della sezione di Colle Oppio e chitarrista del gruppo di musica alternativa Janus, a cui il cantautore Fabrizio Marzi dedicò nel 1979 la canzone "Giovinezza". Stefano morì dopo due giorni di agonia.
Alcuni mesi dopo l'accaduto il padre di Ciavatta, portiere di uno stabile in Via Deruta 19, si suicidò per la disperazione bevendo una bottiglia di acido muriatico.
L'anno successivo, durante la commemorazione dell'anniversario della strage, il 10 gennaio 1979, scoppiarono di nuovo dei tumulti durante i quali l'agente di polizia in borghese Alessio Speranza sparò al diciassettenne Alberto Giaquinto, uccidendolo.
Sia il capitano Sivori che l'agente Speranza furono prosciolti dall'accusa di omicidio, nonostante avessero sparato ad altezza d'uomo.
Dunque due le vittime del commando comunista, a tutt'oggi impunito, e comunque entrato nella polpetta stragista, una vittima indiretta e le forze dell'ordine che non stettero a guardare e ne uccisero altri due, ma quest'ultima è un'altra storia.
Significa anche mantenere vivo il rispetto, l'unità e le convinzioni a vario titolo oggi esprimibili di un mondo che comunque è l'unico che continua, nonostante tutto, a promuovere idee ed ad adeguarsi alle culture moderne, mantenendo sempre un unico denominatore. Per altri, restano solo le violenze e le sporche coscienze di chi su tutto questo ci ha fatto fortune politiche, di potere o peggio ci ha marciato per captare benevolenze di oltreoceano o di oltrecortina. A questi ultimi , più di tutti gli altri, va il disgusto della storia.
7 gennaio 1978 ore 18.20. Cinque giovani militanti di destra appena usciti dalla sede del Movimento Sociale Italiano di via Acca Larenzia, nel popolare quartiere Tuscolano di Roma, per un volantinaggio inerente ad un concerto del gruppo di musica alternativa di destra Gli Amici del Vento, furono investiti dai colpi di diverse armi automatiche sparati da un gruppo di fuoco di 5 o 6 persone.
Uno di loro, Franco Bigonzetti, ventenne iscritto al primo anno di medicina e chirurgia, fu ucciso sul colpo. Vincenzo Segneri, seppur ferito ad un braccio, riuscì a rientrare nella sede del partito, dotata di porta blindata, assieme ad altri due: Maurizio Lupini e Giuseppe D'Audino, rimasti illesi.
L'ultimo del gruppo, Francesco Ciavatta, liceale diciottenne, pur essendo ferito, tentò di fuggire attraversando la scalinata situata al lato dell'ingresso della sezione ma, seguito dagli aggressori, fu colpito nuovamente alla schiena; morì in ambulanza durante il trasporto in ospedale.
Non finisce qui. Subito si raccolsero centinaia di persone davanti la sede missina ed anche giornalisti. Uno di questi gettò il mozzicone di sigaretta sul sangue di una delle vittime rappreso sull'asfalto, scatenando le ire degli altri giovani.
Per far fronte al tafferuglio creatosi, il Capitano dei Carabinieri Edoardo Sivori sparò ad altezza d'uomo, centrando in piena fronte il diciannovenne Stefano Recchioni, militante della sezione di Colle Oppio e chitarrista del gruppo di musica alternativa Janus, a cui il cantautore Fabrizio Marzi dedicò nel 1979 la canzone "Giovinezza". Stefano morì dopo due giorni di agonia.
Alcuni mesi dopo l'accaduto il padre di Ciavatta, portiere di uno stabile in Via Deruta 19, si suicidò per la disperazione bevendo una bottiglia di acido muriatico.
L'anno successivo, durante la commemorazione dell'anniversario della strage, il 10 gennaio 1979, scoppiarono di nuovo dei tumulti durante i quali l'agente di polizia in borghese Alessio Speranza sparò al diciassettenne Alberto Giaquinto, uccidendolo.
Sia il capitano Sivori che l'agente Speranza furono prosciolti dall'accusa di omicidio, nonostante avessero sparato ad altezza d'uomo.
Dunque due le vittime del commando comunista, a tutt'oggi impunito, e comunque entrato nella polpetta stragista, una vittima indiretta e le forze dell'ordine che non stettero a guardare e ne uccisero altri due, ma quest'ultima è un'altra storia.
sabato 2 gennaio 2010
Impossibile un esito positivo per i consumatori
http://notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/10/01/02/codacons-class-action.html
Se andasse a buon fine la class action istruita dal Codacons, tutto il sistema bancario italiano andrebbe in tilt. Il 'danno' sarebbe di circa 6,5 miliardi di euro
Se andasse a buon fine la class action istruita dal Codacons, tutto il sistema bancario italiano andrebbe in tilt. Il 'danno' sarebbe di circa 6,5 miliardi di euro
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