Il giornalista Massimo Gramellini non è certo un uomo di destra. Ma è difficile dargli torto quando, sulla prima pagina de La Stampa del 17 novembre, scrive che quelli proposti da Gianfranco Fini come elenchi dei valori della destra «non erano elenchi, ma frasi fatte». La questione può apparire priva di senso in un’epoca di «dittatura del relativismo»in cui ognuno dà alle parole il significato che più gli aggrada.
L’Apocalisse e la sacra Scrittura non ci portano lontano dal nostro tema. È qui infatti che troviamo l’origine delle espressioni «destra» e «sinistra». Un commentario alle lettere di san Pietro e alla lettera di san Giuda spiega che dopo l’Ascensione «Cristo è ormai “alla destra” di Dio. Per comprendere tale posizione bisogna ricordare la valenza positiva della “destra” nella Scrittura e nella civiltà antica e il significato negativo della sinistra .Nella Scrittura la destra assume il significato di lato positivo, fortunato, salvifico, divino, mentre la sinistra assume significato negativo, maledetto e satanico; così i salvati-benedetti saranno collocati da Gesù alla destra e i maledetti alla sinistra. Non è dunque un caso se dopo la Rivoluzione francese, restaurata la monarchia, coloro che si opponevano ai principi rivoluzionari andarono a occupare la parte destra dei banchi del Parlamento e coloro che accettavano tali principi o almeno non li condannavano radicalmente la parte sinistra, così dando origine ai moderni concetti politici di «destra» e «sinistra». Agli inizi del secolo XIX che cosa queste parole volessero significare era dunque chiaro. Era di destra chi si opponeva ai principi della Rivoluzione francese. Era di sinistra chi non vi si opponeva.
L’ordine cristiano della monarchia tradizionale – che è cosa ben diversa dalla monarchia assoluta – riconosceva che sopra al sovrano c’è un limite costituito dalla legge di Dio e dalla legge naturale.Se rispetta questo limite in alto, il sovrano rispetterà anche un limite in basso, costituito dai diritti non del «cittadino» astratto, invenzione dell’Illuminismo, ma delle persone concrete riunite in comunità e corpi intermedi.
La scienza politica formulerà poi questo rispetto del limite in basso come principio di sussidiarietà e come federalismo. Ma non c’è rispetto del limite in basso senza rispetto del limite in alto. La destra si oppone quindi a ogni potere assoluto, che non tenga conto del limite della legge naturale in alto e quindi del limite del rispetto dei diritti delle persone e delle comunità in basso.
Quindi la destra non si caratterizza solo per un momento negativo – il rifiuto della Rivoluzione francese, e del processo di allontanamento dalla verità naturale e cristiana che l’ha preceduta e seguita – ma anche per un momento positivo che fa riferimento in alto alla legge naturale e in basso ai diritti della persona, dei corpi intermedi e delle comunità locali – di qui il principio di sussidiarietà e la preferenza federalista – garantiti appunto dal rispetto della legge naturale. Le forme di Stato e di governo sono secondarie rispetto a questa definizione di destra, che è primaria.
Dal momento che la parola «destra», per ragioni che come si è visto sono antiche addirittura quanto la Bibbia, evoca valori che suscitano un certo consenso anche elettorale, a mano a mano che il processo rivoluzionario avanza nascono quelle che Corrêa de Oliveira chiama «false destre». In particolare, nel corso del secolo XIX e XX le «false destre» sono innumerevoli, perché il loro orizzonte si sposta continuamente. Rifiutano l’ultima fase, la più estrema, del processo rivoluzionario, ma accettano le fasi precedenti. E queste «destre» sono chiamate a buon diritto «false» perché, a ogni generazione, accettano porzioni sempre più grandi dei principi della sinistra.
La questione si complica con il «fusionismo».dottrinalmente il «fusionismo» implica un certo relativismo, un certo atteggiamento che fa prevalere l’interesse elettorale sulle idee. E in un clima relativista la falsa destra più omogenea al relativismo fatalmente prevale sulle altre destre e dà il tono a tutto l’insieme. Né va sottovalutata la forza di corruzione del relativismo, nel mettere al suo servizio parole d’ordine apparentemente «di destra», il cui senso è poi sovvertito fino a significare il contrario.
Che c’entra tutto questo con Gianfranco Fini? C’entra molto, perché è l’esempio di una falsa destra fusionista . È vera destra quella che chiede al potere di rispettare un limite in alto costituito dalla legge naturale, quindi – come logica conseguenza – un limite in basso, definito dal principio di sussidiarietà come rispetto da parte dello Stato dei diritti delle persone, dei corpi intermedi e delle autonomie locali.
La posizione di Fini è molto confusa quanto al limite in basso. Se talora afferma di non opporsi al federalismo, più spesso difende il centralismo e lo statalismo insieme al pilastro economico che li sorregge, il sistema «tassa e spendi» che caratterizza l’assistenzialismo di Stato.
Come si è visto, c’è un criterio sicuro per prevedere se una certa politica rispetterà il limite in basso. Occorre chiedersi se comincia con il rispettare il limite in alto costituito dal riconoscimento teorico e pratico dell’esistenza di una legge naturale. Nel libro da lui firmato – non importa qui se davvero scritto da lui - Il futuro della libertà. Consigli non richiesti ai nati nel 1989 (Rizzoli, Milano 2009) Fini afferma di rifiutare il «dogmatismo […] di tipo religioso» (ibid., 118). Da questo rifiuto fa subito discendere l’affermazione del diritto degli uomini e delle donne all’autodeterminazione in campo bioetico e la forte rivendicazione della posizione a suo tempo assunta in tema di procreazione assistita (ibid., 119), ma anche – perché non si tratta solo di bioetica – un’idea di nazione, quindi di cittadinanza – con riflessi sulla questione degli immigrati – come una realtà dinamica, plastica, plasmabile che continuamente muta e si ridefinisce nel tempo.
A proposito di Eluana Englaro (1970-2009), Fini plaude alla sua soppressione in nome di una presunta «sovranità del singolo […] su se stesso, sulla propria vita e sul proprio lasciare la vita» (ibid., 103). Gli esempi potrebbero continuare – in ogni occasione, Fini insiste sull’urgenza di un riconoscimento giuridico delle unioni di fatto, anche omosessuali – ma forse non occorre insistere troppo per convincersi che Fini non riconosce nella legge naturale un limite per l’azione dello Stato e delle sue leggi a proposito della vita e della famiglia. Non occorre, come si dice, bere il mare per concludere che è salato.
Nel momento in cui Fini ribadisce la sua posizione, antitetica a quella cattolica, sulla fecondazione assistita, sul caso Englaro e sulle unioni omosessuali non sta parlando di questioni marginali, ma del «campo primario e cruciale» della politica.
Non si tratta, naturalmente, di affermare che solo un cattolico o un credente può essere «di destra», né di arruolare la dottrina sociale della Chiesa al servizio delle scelte tecniche di una parte politica, il che sarebbe sbagliato e arbitrario. Certo è un fatto storico che la destra nasce cattolica, ma la legge naturale è accessibile alla ragione umana anche a prescindere dalla fede e quindi s’impone a ogni uomo dotato di retta ragione: che sia credente o non credente, che sia cattolico, ebreo o buddhista. Non si tratta dunque d’indebita ingerenza della Chiesa o del «dogmatismo» religioso – una vecchia espressione massonica, che è significativo vedere ripresa da Fini – ma di riconoscere o meno la legge naturale. Se le parole hanno un senso, chi riconosce la legge naturale è di destra e chi non la riconosce è di sinistra.
Né si tratta solo di bioetica, perché quelle di Fini sulla vita e sulla famiglia sono applicazioni di principi generali sull’autodeterminazione, e su una libertà svincolata da una legge morale naturale e non negoziabile, che emergono anche in altri campi. L’evocazione della libertà e del futuro non è specificamente «di destra». Né lo è quella della legalità come obbedienza formale alla legge, a meno che sia accompagnata dalla chiara affermazione secondo cui le leggi che non rispettano i principi del diritto naturale non sono vere leggi. Inoltre, il rispetto della legge naturale e del principio di sussidiarietà non può non accompagnarsi a un giudizio storico preciso su chi ha costruito una politica che ha teorizzato la negazione di quella legge e di quel principio, dai padri della Rivoluzione francese a molti di quelli del Risorgimento, ideologia statalista e centralista da tenere distinta dal fatto storico dell’unità politica dell’Italia. I giudizi storici di Fini vanno precisamente in senso contrario.
In un contesto democratico nessuno può naturalmente vietare a Fini di presentare le sue idee e i suoi programmi all’attenzione degli elettori. Si può però contestare la sua pretesa di spacciarli come «di destra».
giovedì 18 novembre 2010
lunedì 25 ottobre 2010
Cosi muore la democrazia
"Quando la città retta a democrazia si ubriaca, con l' aiuto di cattivi coppieri,di libertà confondendola con la licenza, salvo a darne poi colpa ai capi accusandoli di essere loro i responsabili degli abusi e costringendoli a comprarsi l'impunità con dosi sempre più massicce d' indulgenza verso ogni sorta d' illegalità e di soperchieria;quando questa città si copre di fango accettando di farsi serva di uomini di fango per poter continuare a vivere e ad ingrassare nel fango;quando il padre si abbassa al livello del figlio e si mette,bamboleggiando,a copiarlo perchè ha paura del figlio; quando il figlio si mette alla pari del padre e,lungi dal rispettarlo, impara a disprezzarlo per la sua pavidità" , "quando il cittadino accetta che, di dovunque venga,chiunque gli capiti in casa possa acquistarvi gli stessi diritti di chi l' ha costruita e c'è nato;quando i capi tollerano tutto questo per guadagnare voti e consensi in nome in nome di una libertà che divora e corrompe ogni regola ed ordine; c'è da meravigliarsi che l' arbitrio si estenda a tutto, e che dappertutto nasca l' anarchia e penetri nelle dimore private e perfino nelle stalle?".
"In un ambiente siffatto,in cui il maestro teme ed adula gli scolari e gli scolari non tengono in alcun conto i maestri;in cui tutto si mescola e confonde; in qui chi comanda finge,per comandare sempre di più,di mettersi al servizio di chi è comandato e ne lusinga,per sfruttarli,tutti i vizi; in cui i rapporti fra gli uni e gli altri sono regolati soltanto dalle reciproche compiacenze nelle reciproche tolleranze;in cui la demagogia dell'uguaglianza rende impraticabile qualsiasi selezione, ed anzi costringe tutti a misurare il passo sulle gambe di chi le ha più corte; in cui l' unico rimedio contro il favoritismo consiste nella reciprocità e moltiplicazione dei favori; in cui tutto è concesso a tutti in modo che tutti diventino complici; in un ambiente siffatto,quando raggiunge il culmine dell' anarchia, e nessuno è più sicuro di nulla, e nessuno è più padrone di qualcosa perchè tutti lo sono,anche del suo letto e della sua madia a parità di diritti con lui,e i rifiuti si ammonticchiano nelle strade perchè nessuno può comandare a nessuno di sgombrarli; in un ambiente siffatto,dico,pensi tu che il cittadino accorrerebbe in armi a difendere la libertà, quella libertà,dal pericolo dell' autoritarismo?"
"Ecco, secondo me,come nascono e donde nascono le tirannidi.Esse hanno due madri. Una è l' oligarchia quando degenera,per le sue lotte interne,in satrapia.L' altra è la democrazia quando, per sete di libertà e per l' inettitudine dei suoi capi,precipita nella corruzione e nella paralisi.Allora la gente si separa da coloro cui fa colpa di averla condotta a tanto disastro e si prepara a rinnegarla prima coi sarcasmi,poi con la violenza, che della tirranide è pronuba e levatrice."
"Cosi muore la democrazia:per abuso di se stessa. E prima che nel sangue,nel ridicolo"
Platone, La Repubblica cap. VIII, Atene 370 a.C.
"In un ambiente siffatto,in cui il maestro teme ed adula gli scolari e gli scolari non tengono in alcun conto i maestri;in cui tutto si mescola e confonde; in qui chi comanda finge,per comandare sempre di più,di mettersi al servizio di chi è comandato e ne lusinga,per sfruttarli,tutti i vizi; in cui i rapporti fra gli uni e gli altri sono regolati soltanto dalle reciproche compiacenze nelle reciproche tolleranze;in cui la demagogia dell'uguaglianza rende impraticabile qualsiasi selezione, ed anzi costringe tutti a misurare il passo sulle gambe di chi le ha più corte; in cui l' unico rimedio contro il favoritismo consiste nella reciprocità e moltiplicazione dei favori; in cui tutto è concesso a tutti in modo che tutti diventino complici; in un ambiente siffatto,quando raggiunge il culmine dell' anarchia, e nessuno è più sicuro di nulla, e nessuno è più padrone di qualcosa perchè tutti lo sono,anche del suo letto e della sua madia a parità di diritti con lui,e i rifiuti si ammonticchiano nelle strade perchè nessuno può comandare a nessuno di sgombrarli; in un ambiente siffatto,dico,pensi tu che il cittadino accorrerebbe in armi a difendere la libertà, quella libertà,dal pericolo dell' autoritarismo?"
"Ecco, secondo me,come nascono e donde nascono le tirannidi.Esse hanno due madri. Una è l' oligarchia quando degenera,per le sue lotte interne,in satrapia.L' altra è la democrazia quando, per sete di libertà e per l' inettitudine dei suoi capi,precipita nella corruzione e nella paralisi.Allora la gente si separa da coloro cui fa colpa di averla condotta a tanto disastro e si prepara a rinnegarla prima coi sarcasmi,poi con la violenza, che della tirranide è pronuba e levatrice."
"Cosi muore la democrazia:per abuso di se stessa. E prima che nel sangue,nel ridicolo"
Platone, La Repubblica cap. VIII, Atene 370 a.C.
giovedì 16 settembre 2010
PROGRAMMA DEFINITIVO FESTA 'LA DESTRA'
PROGRAMMA DEFINITIVO FESTA DE 'LA DESTRA'
Taormina, Villa comunale
17 settembre, venerdì
ore 16,30 apertura della Festa
saluti di benvenuto: Silvano Arbuse, commissario provinciale La Destra
Gino Ioppolo, segretario regionale
intervento: Teodoro Buontempo, presidente nazionale
ore 17,30 tavola rotonda : “Giustizia e legalità: tornare all’etica della responsabilità”
interventi: Mimmo Nania, senatore Pdl, v.presidente del Senato
Salvo Andò, rettore Università Kore
Enzo Bianco, senatore Pd, comm. Affari costituzionali
Roberto Centaro, senatore Pdl, v.presidente comm. Giustizia
Gianpiero D’Alia, capogruppo Udc al Senato
Enzo Trantino, avvocato penalista
ore 19,30 “Fatti&Misfatti: lo Stato, la mafia e le stragi”
intervista con Gioacchino Genchi
a cura di Sergio Scandura, Radio Radicale
ore 21 spettacolo musicale con l’orchestra “I Samarcanda”
18 settembre, sabato
ore: 10 giro turistico della Città
ore: 10 Palazzo dei Congressi: Comitato centrale de La Destra (riservato ai componenti)
presiede: Teodoro Buontempo, presidente nazionale
relazione: Francesco Storace, segretario nazionale
dibattito - conclusioni del segretario
ore 16,30 tavola rotonda: “Economia e sviluppo sostenibile: la programmazione
oltre la crisi”
interventi: Gianfranco Miccichè, sottosegretario con delega al Cipe
Pietro Agen, vicepresidente nazionale Confcommercio
Maurizio Ballistreri, doc. Economia del lavoro, Università Messina
Giovanni Burtone, deputato Pd, comm. Affari sociali
Francesco Casoli, senatore Pdl, imprenditore
Lino Leanza, assessore Regione Siciliana
Ivan Lo Bello, presidente Confindustria Sicilia
Carlo Alberto Tregua, direttore Quotidiano di Sicilia
ore 18 Palazzo dei Congressi
saluto del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi
e del segretario nazionale de La Destra, Francesco Storace
ore 20 “Quel ritorno di fiamma…”
intervista con Donna Assunta Almirante
a cura di Mimmo Calabrò, Gazzetta del Sud
ore 21 spettacolo dell’Opera dei Pupi, con la Compagnia dei Fratelli Napoli
ore 22 Piano bar
19 settembre, domenica
ore 9,30 Assemblee dei dipartimenti nazionali, direttamente promosse dai responsabili
ore 10 tavola rotonda: “Federalismo e unità nazionale”
interventi: Gianfranco Rotondi, ministro per l’Attuazione del programma
Giuseppe Scopelliti, presidente Regione Calabria
Giuseppe Castiglione, presidente nazionale Upi
Mario Centorrino, assessore Regione Siciliana, economista
Agatino Cariola, doc. Diritto costituzionale, Università Catania
ore 12,30 interventi conclusivi di Nello Musumeci e Francesco Storace
ore 13 Estrazione della lotteria di beneficenza
ore 13,30 Pranzo sociale e brindisi augurale di chiusura
All’interno dell’area riservata alla Festa sono presenti stand dedicati: alla mostra fotografica “La
Rivolta di Reggio Calabria nel 40° anniversario”; alla cultura politica; all’agroalimentare e
all’artigianato tipico siciliano.
La caffetteria e lo spazio ristoro funzioneranno per tutta la durata dell’evento.
Taormina, Villa comunale
17 settembre, venerdì
ore 16,30 apertura della Festa
saluti di benvenuto: Silvano Arbuse, commissario provinciale La Destra
Gino Ioppolo, segretario regionale
intervento: Teodoro Buontempo, presidente nazionale
ore 17,30 tavola rotonda : “Giustizia e legalità: tornare all’etica della responsabilità”
interventi: Mimmo Nania, senatore Pdl, v.presidente del Senato
Salvo Andò, rettore Università Kore
Enzo Bianco, senatore Pd, comm. Affari costituzionali
Roberto Centaro, senatore Pdl, v.presidente comm. Giustizia
Gianpiero D’Alia, capogruppo Udc al Senato
Enzo Trantino, avvocato penalista
ore 19,30 “Fatti&Misfatti: lo Stato, la mafia e le stragi”
intervista con Gioacchino Genchi
a cura di Sergio Scandura, Radio Radicale
ore 21 spettacolo musicale con l’orchestra “I Samarcanda”
18 settembre, sabato
ore: 10 giro turistico della Città
ore: 10 Palazzo dei Congressi: Comitato centrale de La Destra (riservato ai componenti)
presiede: Teodoro Buontempo, presidente nazionale
relazione: Francesco Storace, segretario nazionale
dibattito - conclusioni del segretario
ore 16,30 tavola rotonda: “Economia e sviluppo sostenibile: la programmazione
oltre la crisi”
interventi: Gianfranco Miccichè, sottosegretario con delega al Cipe
Pietro Agen, vicepresidente nazionale Confcommercio
Maurizio Ballistreri, doc. Economia del lavoro, Università Messina
Giovanni Burtone, deputato Pd, comm. Affari sociali
Francesco Casoli, senatore Pdl, imprenditore
Lino Leanza, assessore Regione Siciliana
Ivan Lo Bello, presidente Confindustria Sicilia
Carlo Alberto Tregua, direttore Quotidiano di Sicilia
ore 18 Palazzo dei Congressi
saluto del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi
e del segretario nazionale de La Destra, Francesco Storace
ore 20 “Quel ritorno di fiamma…”
intervista con Donna Assunta Almirante
a cura di Mimmo Calabrò, Gazzetta del Sud
ore 21 spettacolo dell’Opera dei Pupi, con la Compagnia dei Fratelli Napoli
ore 22 Piano bar
19 settembre, domenica
ore 9,30 Assemblee dei dipartimenti nazionali, direttamente promosse dai responsabili
ore 10 tavola rotonda: “Federalismo e unità nazionale”
interventi: Gianfranco Rotondi, ministro per l’Attuazione del programma
Giuseppe Scopelliti, presidente Regione Calabria
Giuseppe Castiglione, presidente nazionale Upi
Mario Centorrino, assessore Regione Siciliana, economista
Agatino Cariola, doc. Diritto costituzionale, Università Catania
ore 12,30 interventi conclusivi di Nello Musumeci e Francesco Storace
ore 13 Estrazione della lotteria di beneficenza
ore 13,30 Pranzo sociale e brindisi augurale di chiusura
All’interno dell’area riservata alla Festa sono presenti stand dedicati: alla mostra fotografica “La
Rivolta di Reggio Calabria nel 40° anniversario”; alla cultura politica; all’agroalimentare e
all’artigianato tipico siciliano.
La caffetteria e lo spazio ristoro funzioneranno per tutta la durata dell’evento.
mercoledì 31 marzo 2010
Regionali 2010 : La ripartenza.
"Si ricomincia, dunque, da circa centomila voti che La Destra ha ottenuto in Regione alla faccia di chi non ci aveva creduto. Siamo stati più che determinanti nella vittoria di Renata Polverini".E' quanto ha dichiarato Francesco Storace all'indomani della vittoria nella Regione Lazio della candidata del centrodestra Renata Polverini. Vittoria piena di veleni che ha visto il più grande partito italiano impossibilitato a parteciparvi (il PdL) per 5 minuti. Ma il dato nazionale che salta più all'attenzione è che un terzo degli Italiani non ha votato. Qui non si tratta di astensioni fisiologiche, questo è un preoccupante colpo alla democrazia rappresentativa del nostro paese. L'elettorato non si riconosce nelle coalizioni, e quindi abbiamo perso tutti. La gente non ha tempo per capire perchè deve andare ogni giorno a far la spesa.Con franchezza chi se ne frega del Fondo Monetario Internazionale, del Pil e di quant'altro.
Chi la pensa come me rileva l'impossibilità mediatica a comunicare all'elettore che c'è una Destra Popolare , che adesso, grazie a Francesco Storace è rappresentata nella più importante regione italiana, oltre che in Campania. Adesso arriva il momento più difficile!
Non si commetta l'errore di 'studiare' il voto. Si rischia di fare autopsie. Storace è stato 'riconosciuto' dall'elettore che adesso deve riconoscere la vera Destra di governo. Una Destra abituata ad aspettare, a stare in Purgatorio. Una Destra che ha tanta voglia di 'ripartire' e soprattutto ci crede!
E se non ce la dovesse fare, all'Inferno ha tanta compagnia...
Chi la pensa come me rileva l'impossibilità mediatica a comunicare all'elettore che c'è una Destra Popolare , che adesso, grazie a Francesco Storace è rappresentata nella più importante regione italiana, oltre che in Campania. Adesso arriva il momento più difficile!
Non si commetta l'errore di 'studiare' il voto. Si rischia di fare autopsie. Storace è stato 'riconosciuto' dall'elettore che adesso deve riconoscere la vera Destra di governo. Una Destra abituata ad aspettare, a stare in Purgatorio. Una Destra che ha tanta voglia di 'ripartire' e soprattutto ci crede!
E se non ce la dovesse fare, all'Inferno ha tanta compagnia...
lunedì 25 gennaio 2010
Accelerare le coscienze meridionali
L'Unità d'Italia ci è stata imposta, e questo ormai è un fatto storico ed assodato.Difficile oggi pensare ad una indipendenza reale che sarebbe come se scappasse il derubato e non il ladro.Adesso dobbiamo pretendere che si faccia un Italia giusta ed equa. La coscienza meridionale deve abbandonare l'accento 'meridionalista' ed entrare nell'agone politico e amministrativo a pieno titolo liberandosi dei faldoni che ci ha lasciato l'Unità ed i Savoia. Faldoni di tipo burocratico ed impoverimento progressivo.Inutile soffermarci agli esempi soprattutto del dopoguerra. E' evidente che come hanno fatto i Savoia con i massoni della marina borbonica, così gli americani hanno approfittato dell'indipendentismo per praticamente entrare in Europa nella seconda guerra mondiale.In ambedue i casi la Sicilia è stata terra di transito e di conquista, usata come una baldracca manco pagata.Stabilizzatasi la Repubblica con la Carta Costituzionale , un altro assalto è stato perpetrato al Sud, quello della speculazione economica ed umana. Col meccanismo clientelare si sono spente le coscienze, si sono comprati gli spiriti liberi e si sono disattese le aspettative dei meridionali. E non solo. Si è dissolta l'economia delle regioni del Sud.
Tutto è demandato a personaggi affascinanti , a masanielli inconcludenti che hanno solo la prerogativa del lamento, magari quello che veniva acquistato durante i funerali.
La Storia talvolta , però, può giocare brutti scherzi. Non sempre può essere prevedibile.
Se le coscienze meridionali e non parlo di pensieranti, ma di popolo, di famiglie, di piccoli imprenditori, di scuola, di Università,di artigiani producono politici non assoggettati, si può fare l'Italia. Quella in cui noi esistiamo a pieno titolo.
Fin quando saremo ghettizzati in piccoli gruppi più o meno numerosi che se la cantano e se la suonano, al resto della penisola va benissimo. Nè possiamo credere ad autonomie fittizie che si prestano al gioco di veleni interni ai poteri romani, e che pensano solo ad occupare poltrone.
Rimanere con i piedi a terra, vigilare cinicamente sulla politica e sull'economia, produrre ricchezza questa è coscienza meridionale.
Conservare e preservare la nostra storia fatta di continue occupazioni diventa folklore se non si misura e si esprime con vera azione politica , con armi moderne.
Tutto è demandato a personaggi affascinanti , a masanielli inconcludenti che hanno solo la prerogativa del lamento, magari quello che veniva acquistato durante i funerali.
La Storia talvolta , però, può giocare brutti scherzi. Non sempre può essere prevedibile.
Se le coscienze meridionali e non parlo di pensieranti, ma di popolo, di famiglie, di piccoli imprenditori, di scuola, di Università,di artigiani producono politici non assoggettati, si può fare l'Italia. Quella in cui noi esistiamo a pieno titolo.
Fin quando saremo ghettizzati in piccoli gruppi più o meno numerosi che se la cantano e se la suonano, al resto della penisola va benissimo. Nè possiamo credere ad autonomie fittizie che si prestano al gioco di veleni interni ai poteri romani, e che pensano solo ad occupare poltrone.
Rimanere con i piedi a terra, vigilare cinicamente sulla politica e sull'economia, produrre ricchezza questa è coscienza meridionale.
Conservare e preservare la nostra storia fatta di continue occupazioni diventa folklore se non si misura e si esprime con vera azione politica , con armi moderne.
mercoledì 20 gennaio 2010
Mancanza di fondi o mancanza di progetti? di Filippo Clementi
http://www.facebook.com/note.php?note_id=261456668895&id=1836216660&ref=mf
Vorrei rivolgere una richiesta a tutti i giornalisti messinesi presenti su FB: perchè non fare una bella inchiesta su tutti i bandi di finanziamenti europei e statali ai quali Messina non ha partecipato? Es.
1) Bando per la costruzione di Asili Nido (Messina, 250mila abitanti ne ha solo 2!), BANDO SCADUTO, PROGETTI COMUNE DI MESSINA ZERO.
2) Parcheggi, cd. Legge Tognoli. I soldi aspettano da decenni di essere spesi, ma un progetto serio per costruire parcheggi multipiano e mitigare la cronica carenza messinese non ha ancora visto la luce. TRA POCO SI PERDERANNO I FINANZIAMENTI
3) Aree di sviluppo artigianali, i bandi finanziavano nuove strutture, capannoni etc. e le relative opere di urbanizzazione ed avrebbero permesso di eliminare dal centro storico attività non compatibili con la destinazione residenziale dei luoghi, leggi meccanici, lattonieri e via discorrendo BANDO SCADUTO, PROGETTI DEL COMUNE DI MESSINA ZERO
4) Zone franche urbane: avrebbero permesso di delimitare settori della città da defiscalizare per aiutare la creazione di micro e piccole imprese ricandenti in quel territorio. Catania, Gela ed altre città siciliane hanno aderito (vedi il link http://www.dps.tesoro.it/zone_franche_urbane/ZFU_cosa_sono.asp) MESSINA NO!
L'elenco potrebbe allungarsi e sono tutte cose di cui la città è carente e per la quale alle specifiche richieste si risponde che la colpa è della mancanza di fondi. Adesso ci sono i finanziamenti per dotare gli edifici pubblici di impianti fotovoltaici (quanto spende in energia elettrica il Comune di Messina ogni anno?). Ma i progetti non li fai mai nessuno e i soldi vanno a finire nelle casse degli altri comuni siciliani.
Come si fa a gridare allo scandalo quando i fondi vengono spartiti nelle altre provincie siciliane, se da Messina non parte mai lo straccio di un progetto? Perchè non è stato fatto un progetto usando i POR per riqualificare il Tirone invece di partorire la STU? e perchè non viene pensata una STU per Maregrosso, dove i privati potrebbero avere il loro tornaconto senza intaccare zone a rischio idrogeologico, per di più di notevole interesse storico e la città il servizio di vedersi restituito un affaccio a mare degno di questo nome, invece del PIAU che serve solo a costruire una strada di collegamento tra i traghetti Franza e l'Autostrada?
sabato 16 gennaio 2010
Perchè i cittadini di serie B devono donare per Haiti
Sono moltissimi i messinesi che guardano con sufficienza la mobilitazione internazionale per Haiti. Diciamolo sinceramente soprattutto quella italiana.
Una mobilitazione che per i fatti di casa propria non si è vista , anzi è stata contrastata con accuse della serie : ve lo siete voluto voi. Si sono anche accodati alcuni messinesi stessi a queste tesi.
Perchè? Semplice, schiavi dell'antimeridionalismo e soprattutto della 'verità mediatica'.
Una delle 'fortune' (si fa per dire) dell'Aquila è stato Bruno Vespa che ha dedicato decine di Porta a Porta sul tema ed ha mobilitato il 'sistema mediatico e buonista', con tanto di canzone dedicata che gli stessi messinesi hanno nelle suonerie del telefonino.
Cosa vuoi che siano alcune decine di morti a Messina? Chi tutela la nostra immagine? Chi ci aiuta?
La notizia non interessa, non è supportata, non ha sponsor quindi meglio togliere anche il numero per gli aiuti!
In sostanza il dramma fa notizia, veicola informazioni, fa business. Haiti , da sempre abbandonata a se stessa, diventa luogo per poter rubare l'immagine ad effetto. Anche nella tragedia i poveri abitanti sono solo oggetto di interesse perverso della legge dello spettacolo. Ed in questo i colossi dell'informazione sono seri professionisti. Ecco che si mobilità anche la solidarietà economica.
Dove andranno a finire i soldi per Haiti non ha importanza per nessuno. Non credo che Giletti ne farà un'Arena. Anche lui vittima dello spettacolo.
Tutto questo noi messinesi lo sappiamo. Non siamo buonisti, ma abbiamo l'esperienza , come tutti i siciliani, della sofferenza, che noi sopportiamo più degli altri e quindi capiamo bene quella degli altri, anche se stanno dall'altra parte del pianeta, anche se hanno un colore diverso della pelle, anche se sono governati da regimi fantasma.
Doniamo perchè la sofferenza ha fatto diventare il nostro cuore più grande di quello dei furbi.
Una mobilitazione che per i fatti di casa propria non si è vista , anzi è stata contrastata con accuse della serie : ve lo siete voluto voi. Si sono anche accodati alcuni messinesi stessi a queste tesi.
Perchè? Semplice, schiavi dell'antimeridionalismo e soprattutto della 'verità mediatica'.
Una delle 'fortune' (si fa per dire) dell'Aquila è stato Bruno Vespa che ha dedicato decine di Porta a Porta sul tema ed ha mobilitato il 'sistema mediatico e buonista', con tanto di canzone dedicata che gli stessi messinesi hanno nelle suonerie del telefonino.
Cosa vuoi che siano alcune decine di morti a Messina? Chi tutela la nostra immagine? Chi ci aiuta?
La notizia non interessa, non è supportata, non ha sponsor quindi meglio togliere anche il numero per gli aiuti!
In sostanza il dramma fa notizia, veicola informazioni, fa business. Haiti , da sempre abbandonata a se stessa, diventa luogo per poter rubare l'immagine ad effetto. Anche nella tragedia i poveri abitanti sono solo oggetto di interesse perverso della legge dello spettacolo. Ed in questo i colossi dell'informazione sono seri professionisti. Ecco che si mobilità anche la solidarietà economica.
Dove andranno a finire i soldi per Haiti non ha importanza per nessuno. Non credo che Giletti ne farà un'Arena. Anche lui vittima dello spettacolo.
Tutto questo noi messinesi lo sappiamo. Non siamo buonisti, ma abbiamo l'esperienza , come tutti i siciliani, della sofferenza, che noi sopportiamo più degli altri e quindi capiamo bene quella degli altri, anche se stanno dall'altra parte del pianeta, anche se hanno un colore diverso della pelle, anche se sono governati da regimi fantasma.
Doniamo perchè la sofferenza ha fatto diventare il nostro cuore più grande di quello dei furbi.
martedì 12 gennaio 2010
I fatti di Rosarno, riflettiamoci
Gli immigrati invadono il Mezzogiorno perché accettano di fare lavori che i giovani disoccupati rifiutano. Ma la cultura del lamento è una piaga. I ragazzi si aspettano sempre un aiuto dallo Stato. E, se non c’è, dalla criminalità.
http://www.ilgiornale.it/interni/quel_sud_messo_ginocchio_vizio_non_voler_faticare/09-01-2010/articolo-id=412332-page=1-comments=1
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sabato 9 gennaio 2010
L'indifferenza è complicità
"Vi sono momenti nella vita in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo.Un dovere civile,una sfida morale,un imperativo categorico e al quale non ci si può sottrarre."
Oriana Fallaci
Oriana Fallaci
La befana dell'Epifania e quella di Halloween
E’ una delle massime feste religiose Cristiane e rappresenta tradizionalmente l’adorazione da parte dei Magi: probabilmente sacerdoti zoroastriani, che secondo il Vangelo di Matteo giunsero da Oriente a Gerusalemme esattamente 12 giorni dopo la nascita di Gesù, il 6 gennaio. Nel mondo ortodosso, alcuni usano il termine Epifania per indicare la festa (chiamata anche Teofania) nella quale viene celebrato il battesimo di Gesù.
In questo contesto Befana è una contrazione del termine Epifania.
Befana è anche nell'accezione moderna sinonimo di strega, di una brutta vecchia che con la scopa vola per aria e porta carbone o regali nella calza di lana appositamente messa appesa al caminetto dai bambini.
Sacro e profano si confondono. Come succede la notte di Halloween. Tale data , il 31 ottobre, avrebbe origine celtica. I Celti infatti la consideravano come Samhain, cioè la fine dell'estate e l'inizio del nuovo anno. In questa occasione nel loro rito pagano si parlava con i morti addirittura lasciando del cibo davanti casa. Tale tradizione si andò trasformando, nonostante Papa Bonifacio IV cristianizzò tale rito con la celebrazione il 1° novembre della festa d’ognissanti e il 2 novembre con la commemorazione dei defunti, e divenne All Hallows Eve (vigilia di tutti i santi).
Sul richiamo a forze del male in questa occasione non ci sono dubbi ed è bene che il cattolico soprattutto se genitore riesca ad evitare le partecipazioni anche carnascialesche a quest'ultimo evento.
Nonostante, more solito, il giro d'affari di Halloween sia solo in Italia attorno a 400 milioni l'anno e quindi è magico per il business che ne deriva, non mi piacciono le zucche , nè le befane, per convinzione religiosa e perchè son proprio brutte!
In questo contesto Befana è una contrazione del termine Epifania.
Befana è anche nell'accezione moderna sinonimo di strega, di una brutta vecchia che con la scopa vola per aria e porta carbone o regali nella calza di lana appositamente messa appesa al caminetto dai bambini.
Sacro e profano si confondono. Come succede la notte di Halloween. Tale data , il 31 ottobre, avrebbe origine celtica. I Celti infatti la consideravano come Samhain, cioè la fine dell'estate e l'inizio del nuovo anno. In questa occasione nel loro rito pagano si parlava con i morti addirittura lasciando del cibo davanti casa. Tale tradizione si andò trasformando, nonostante Papa Bonifacio IV cristianizzò tale rito con la celebrazione il 1° novembre della festa d’ognissanti e il 2 novembre con la commemorazione dei defunti, e divenne All Hallows Eve (vigilia di tutti i santi).
Sul richiamo a forze del male in questa occasione non ci sono dubbi ed è bene che il cattolico soprattutto se genitore riesca ad evitare le partecipazioni anche carnascialesche a quest'ultimo evento.
Nonostante, more solito, il giro d'affari di Halloween sia solo in Italia attorno a 400 milioni l'anno e quindi è magico per il business che ne deriva, non mi piacciono le zucche , nè le befane, per convinzione religiosa e perchè son proprio brutte!
Acca Larentia: ..e la polizia non stette a guardare
Ricordare Acca Larentia, o meglio le tante stragi, omicidi e le vittime di una ideologia, significa ricordare le fondamenta sulle quali oggi è stato possibile a molti di occupare posizioni di rilievo politico. Ove quest'ultimi non ricordassero o addirittura non sapessero.
Significa anche mantenere vivo il rispetto, l'unità e le convinzioni a vario titolo oggi esprimibili di un mondo che comunque è l'unico che continua, nonostante tutto, a promuovere idee ed ad adeguarsi alle culture moderne, mantenendo sempre un unico denominatore. Per altri, restano solo le violenze e le sporche coscienze di chi su tutto questo ci ha fatto fortune politiche, di potere o peggio ci ha marciato per captare benevolenze di oltreoceano o di oltrecortina. A questi ultimi , più di tutti gli altri, va il disgusto della storia.
7 gennaio 1978 ore 18.20. Cinque giovani militanti di destra appena usciti dalla sede del Movimento Sociale Italiano di via Acca Larenzia, nel popolare quartiere Tuscolano di Roma, per un volantinaggio inerente ad un concerto del gruppo di musica alternativa di destra Gli Amici del Vento, furono investiti dai colpi di diverse armi automatiche sparati da un gruppo di fuoco di 5 o 6 persone.
Uno di loro, Franco Bigonzetti, ventenne iscritto al primo anno di medicina e chirurgia, fu ucciso sul colpo. Vincenzo Segneri, seppur ferito ad un braccio, riuscì a rientrare nella sede del partito, dotata di porta blindata, assieme ad altri due: Maurizio Lupini e Giuseppe D'Audino, rimasti illesi.
L'ultimo del gruppo, Francesco Ciavatta, liceale diciottenne, pur essendo ferito, tentò di fuggire attraversando la scalinata situata al lato dell'ingresso della sezione ma, seguito dagli aggressori, fu colpito nuovamente alla schiena; morì in ambulanza durante il trasporto in ospedale.
Non finisce qui. Subito si raccolsero centinaia di persone davanti la sede missina ed anche giornalisti. Uno di questi gettò il mozzicone di sigaretta sul sangue di una delle vittime rappreso sull'asfalto, scatenando le ire degli altri giovani.
Per far fronte al tafferuglio creatosi, il Capitano dei Carabinieri Edoardo Sivori sparò ad altezza d'uomo, centrando in piena fronte il diciannovenne Stefano Recchioni, militante della sezione di Colle Oppio e chitarrista del gruppo di musica alternativa Janus, a cui il cantautore Fabrizio Marzi dedicò nel 1979 la canzone "Giovinezza". Stefano morì dopo due giorni di agonia.
Alcuni mesi dopo l'accaduto il padre di Ciavatta, portiere di uno stabile in Via Deruta 19, si suicidò per la disperazione bevendo una bottiglia di acido muriatico.
L'anno successivo, durante la commemorazione dell'anniversario della strage, il 10 gennaio 1979, scoppiarono di nuovo dei tumulti durante i quali l'agente di polizia in borghese Alessio Speranza sparò al diciassettenne Alberto Giaquinto, uccidendolo.
Sia il capitano Sivori che l'agente Speranza furono prosciolti dall'accusa di omicidio, nonostante avessero sparato ad altezza d'uomo.
Dunque due le vittime del commando comunista, a tutt'oggi impunito, e comunque entrato nella polpetta stragista, una vittima indiretta e le forze dell'ordine che non stettero a guardare e ne uccisero altri due, ma quest'ultima è un'altra storia.
Significa anche mantenere vivo il rispetto, l'unità e le convinzioni a vario titolo oggi esprimibili di un mondo che comunque è l'unico che continua, nonostante tutto, a promuovere idee ed ad adeguarsi alle culture moderne, mantenendo sempre un unico denominatore. Per altri, restano solo le violenze e le sporche coscienze di chi su tutto questo ci ha fatto fortune politiche, di potere o peggio ci ha marciato per captare benevolenze di oltreoceano o di oltrecortina. A questi ultimi , più di tutti gli altri, va il disgusto della storia.
7 gennaio 1978 ore 18.20. Cinque giovani militanti di destra appena usciti dalla sede del Movimento Sociale Italiano di via Acca Larenzia, nel popolare quartiere Tuscolano di Roma, per un volantinaggio inerente ad un concerto del gruppo di musica alternativa di destra Gli Amici del Vento, furono investiti dai colpi di diverse armi automatiche sparati da un gruppo di fuoco di 5 o 6 persone.
Uno di loro, Franco Bigonzetti, ventenne iscritto al primo anno di medicina e chirurgia, fu ucciso sul colpo. Vincenzo Segneri, seppur ferito ad un braccio, riuscì a rientrare nella sede del partito, dotata di porta blindata, assieme ad altri due: Maurizio Lupini e Giuseppe D'Audino, rimasti illesi.
L'ultimo del gruppo, Francesco Ciavatta, liceale diciottenne, pur essendo ferito, tentò di fuggire attraversando la scalinata situata al lato dell'ingresso della sezione ma, seguito dagli aggressori, fu colpito nuovamente alla schiena; morì in ambulanza durante il trasporto in ospedale.
Non finisce qui. Subito si raccolsero centinaia di persone davanti la sede missina ed anche giornalisti. Uno di questi gettò il mozzicone di sigaretta sul sangue di una delle vittime rappreso sull'asfalto, scatenando le ire degli altri giovani.
Per far fronte al tafferuglio creatosi, il Capitano dei Carabinieri Edoardo Sivori sparò ad altezza d'uomo, centrando in piena fronte il diciannovenne Stefano Recchioni, militante della sezione di Colle Oppio e chitarrista del gruppo di musica alternativa Janus, a cui il cantautore Fabrizio Marzi dedicò nel 1979 la canzone "Giovinezza". Stefano morì dopo due giorni di agonia.
Alcuni mesi dopo l'accaduto il padre di Ciavatta, portiere di uno stabile in Via Deruta 19, si suicidò per la disperazione bevendo una bottiglia di acido muriatico.
L'anno successivo, durante la commemorazione dell'anniversario della strage, il 10 gennaio 1979, scoppiarono di nuovo dei tumulti durante i quali l'agente di polizia in borghese Alessio Speranza sparò al diciassettenne Alberto Giaquinto, uccidendolo.
Sia il capitano Sivori che l'agente Speranza furono prosciolti dall'accusa di omicidio, nonostante avessero sparato ad altezza d'uomo.
Dunque due le vittime del commando comunista, a tutt'oggi impunito, e comunque entrato nella polpetta stragista, una vittima indiretta e le forze dell'ordine che non stettero a guardare e ne uccisero altri due, ma quest'ultima è un'altra storia.
sabato 2 gennaio 2010
Impossibile un esito positivo per i consumatori
http://notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/10/01/02/codacons-class-action.html
Se andasse a buon fine la class action istruita dal Codacons, tutto il sistema bancario italiano andrebbe in tilt. Il 'danno' sarebbe di circa 6,5 miliardi di euro
Se andasse a buon fine la class action istruita dal Codacons, tutto il sistema bancario italiano andrebbe in tilt. Il 'danno' sarebbe di circa 6,5 miliardi di euro
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